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Non deducibile la riduzione del valore dell’immobile assegnato in sede di esecuzione

L’eventuale riduzione di valore dell’immobile acquisito, conseguente alla nuova e diversa valutazione dell’immobile stesso, sul presupposto che rispetti le regole contabili di cui all’OIC 9, non è deducibile (Risp. AE 9 agosto 2019, n. 336).

 

L’Agenzia delle Entrate, in risposta all’interpello presentato da una società in merito alla determinazione del valore immobile assegnato in sede di procedura di esecuzione, ha affermato che la compensazione tra il credito vantato dall’istante, previamente acquisito con separato atto, e la somma dovuta per l’acquisizione dell’immobile non incide sui valori fiscali né del credito estinto né dell’immobile acquistato.

 

La fattispecie oggetto dell’istanza sottoposta all’Agenzia era riconducibile ad un’acquisizione dell’immobile il cui valore fiscale è pari all’ammontare definito dal giudice dell’esecuzione. Rispondendo all’interpello, l’Agenzia ha ricordato che l’eventuale riduzione di valore dell’immobile acquisito conseguente alla nuova e diversa valutazione dell’immobile oggetto dell’istanza, sul presupposto che rispetti le regole contabili di cui all’OIC 9, non è deducibile.

 

Non sono, inoltre, ammessi in deduzione le spese e gli altri componenti negativi relativi ai beni immobili cosiddetti patrimonio. Le medesime considerazioni valgono ai fini IRAP, poiché sulla base della fattispecie rappresentata nell’istanza, la determinazione della sopravvenienza attiva (rilevata in una voce rilevante ai fini della determinazione del valore della produzione netta) non può prescindere dell’iscrizione in bilancio dell’immobile, sulla base del valore determinato in sede di vendita da parte del giudice dell’esecuzione.

 

L’Agenzia rappresenta, infine, che, qualora il contribuente, in considerazione degli elementi desumibili dagli accertamenti tecnico-catastali effettuati, dovesse ottenere dal giudice dell’esecuzione una rimodulazione al ribasso del valore di vendita dell’immobile, la differenza tra il valore fiscale del credito e il nuovo valore fiscale dell’immobile farebbe emergere una minore sopravvenienza attiva imponibile, fermo restando il riconoscimento ai fini fiscali di un simmetrico minore valore di acquisizione dell’immobile.

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