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Novità in materia di Patent box

26 Giugno 2019 |

Art. 4 DL 34/2019

Patent box

Sommario

I beni immateriali agevolabili | Le novità apportate dal Decreto crescita | Il regime sanzionatorio previsto dal Decreto crescita |

I beni immateriali agevolabili

 

Il regime del Patent box (art. 1, commi 37-45, della L. 190/2014, c.d. “Legge di stabilità 2015”) ha previsto, per i soggetti titolari di reddito d’impresa, la possibilità di optare per una tassazione agevolata sui redditi derivanti dall’utilizzo di determinati beni immateriali, quali:

- software protetto da copyright;

- brevetti industriali;

- marchi d’impresa (salvo successive modifiche);

- disegni e modelli;

- processi, formule e informazioni relativi a esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili.

Dal periodo d’imposta successivo al 31 dicembre 2016, tuttavia,sono stati esclusi dall’agevolazione i marchi d’impresa (art. 56, comma 1, del DL 50/2017, c.d. “Manovrina”), compresi i marchi collettivi (registrati o in corso di registrazione).

Oltre all’esclusione di cui sopra, è stato anche previsto (art. 56 c. 2 e 3 DL 50/2017) che i contribuenti che avevano già presentato l’opzione nei primi due periodi d'imposta di decorrenza dell’agevolazione (i.e. 2015 e 2016), possano detassare i marchi, entro una finestra temporale (c.d. “grandfathering”, art. 13 c. 1 DM 28 novembre 2017), che si chiuderà il 30 giugno 2021 (v. anche Princ. Dir. AE 22 marzo 2019 n. 11).

Si ricorda che trascorsi i cinque anni agevolati il beneficio del Patent box non potrà più essere rinnovato.

L’esclusione dei marchi dal Patent box italiano è attuativa degli standard minimi cui gli Stati membri si devono attenere nell’applicazione delle proprie norme fiscali al fine di contrastare le pratiche elusive.

Difatti, secondo l’OCSE i marchi d’impresa devono essere tenuti fuori da regimi fiscali agevolati aventi ad oggetto beni immateriali, “dato che tali beni intangibili non sono frutto di ricerca e sviluppo e si potrebbero prestare maggiormente a pratiche elusive di delocalizzazione dei redditi ad essi riferiti dai Paesi dove sono stati generati verso altri Paesi con fiscalità agevolata” (Risposta Interrogazione parlamentare 17 aprile 2019 n. 5-01949). 

Le novità apportate dal Decreto crescita

 

Con il DL 34/2019 (c.d. “Decreto crescita”), entrato in vigore il 1° maggio 2019, i soggetti che optano per il regime agevolativo del Patent box possono determinare in autonomia, direttamente in dichiarazione dei redditi, il reddito agevolabile, così evitando la procedura di ruling (art. 31 ter DPR 600/73) che prevede, invece, in determinati casi, la presentazione di un’apposita istanza all’AE ed un successivo confronto con l’AF sulla determinazione dell’ammontare dell’agevolazione.

In buona sostanza:

- coloro che utilizzano indirettamente i beni immateriali possono determinare autonomamente il reddito agevolato senza alcuna procedura di ruling obbligatoria;

- coloro che, invece, utilizzano direttamente i beni immateriali devono obbligatoriamente eseguire il ruling con le previste modalità.

In particolare, a decorrere dal periodo d’imposta in corso alla data di entrata in vigore del Decreto crescita, dunque già dal 2019, è possibile determinare autonomamente il reddito agevolato ripartendo la variazione in diminuzione in tre quote annuali di pari importo da indicare nella dichiarazione dei redditi e dell’IRAP relativa al periodo d’imposta in cui viene esercitata tale opzione e in quelle relative ai due periodi d’imposta successivi (art. 4 c. 1 DL 34/2019).

La disciplina prevista si applica anche qualora in cui il contribuente abbia già attivato la procedura di ruling ma a condizione che quest’ultima non si sia conclusa.

Per far ciò occorre che lo stesso contribuente comunichi preventivamente all’AE la volontà di rinunciare alla procedura stessa (art. 4 c. 4 DL 34/2019).

In questo caso, l’agevolazione consiste nella somma delle variazioni in diminuzione correlate ai periodi d’imposta di applicazione dell’agevolazione, ovverosia a quelli compresi fra la data di presentazione dell’istanza di accordo e l’esercizio dell’opzione che deve poi essere ripartita in tre quote annuali di pari importo.

In sintesi, l’agevolazione deve dunque essere utilizzata a decorrere dalla dichiarazione dei redditi e dell’IRAP relativa al periodo d’imposta nel corso del quale è esercitata la medesima opzione:

- sia per i soggetti che esercitano l’opzione direttamente in dichiarazione evitando la procedura di ruling;

- sia per i soggetti che esercitano l’opzione per le annualità pregresse.

Il regime sanzionatorio previsto dal Decreto crescita

 

Nel caso di rettifica del reddito agevolato escluso da imposizione, la sanzione dal 90% al 180% per infedele dichiarazione (art. 1 c. 2 D.Lgs. 471/1997), non si applica se il contribuente, nel corso di accessi, ispezioni, verifiche o di altra attività istruttoria, consegni all’AF la documentazione idonea a consentire il riscontro della corretta determinazione della quota di reddito escluso (art. 4 c. 2 DL 34/2019).

Inoltre, per tutti i contribuenti che intendono beneficiare del regime di tassazione agevolata dei redditi derivanti dall’utilizzo di beni immateriali, resta ferma la facoltà di accedere al predetto regime premiale sanzionatorio, mediante la presentazione di una dichiarazione integrativa nella quale deve essere indicato il possesso della idonea documentazione per ciascun periodo d’imposta oggetto di integrazione (art. 4 c. 5 DL 34/2019).

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