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Nuova imposta sulle rimesse di denaro, l'Agcm ammonisce: effetti discriminatori

 

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, come si legge nel bollettino del 18 febbraio 2019, ha formulato alcune osservazioni in merito alle criticità concorrenziali derivanti dall’art. 25-novies D.L. n. 119/2018 (convertito in legge, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, legge n. 136/2018), norma che ha istituito un’imposta dell’1,5% sui trasferimenti di denaro verso paesi non appartenenti all’Unione europea.

 

In primis, la nuova imposta sulle rimesse di denaro "risulta ingiustificatamente discriminatoria in quanto applicabile alle sole rimesse effettuate dagli istituti di pagamento (cd. money transfer operator - MTO), ma non dalle altre categorie di operatori che possono offrire analogo servizio", come ad esempio le banche italiane ed estere oppure Poste Italiane S.p.a.. "Essa appare dunque suscettibile di alterare il corretto confronto competitivo, poiché si traduce in un elemento di costo gravante solo sugli istituti di pagamento, riducendo la loro capacità di formulare offerte competitive, a parità di altre condizioni".

Altro elemento dubbio risiede nell'offuscamento del grado di trasparenza sulle condizioni economiche praticate per il servizio di rimesse di denaro, in un contesto in cui i costi complessivi del servizio (gravanti sui consumatori) già risultano di difficile comparazione, complici commissioni e spread sui tassi di cambio. 

 

In conclusione, "l’Autorità auspica che la norma citata possa essere oggetto di opportune modifiche, tese a eliminare i descritti effetti discriminatori tra operatori attivi nell’offerta di servizi di rimessa di denaro e a ripristinare le condizioni per un corretto confronto competitivo". 

 

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