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Nuovo capitale minimo, vantaggi anche per le vecchie società

L'abbassamento del capitale minimo delle S.p.A., disposto dal Decreto Competitività (D.L. n. 91/2014), mediante la riformulazione dell’art. 2327 del c.c., non giova solo alle società di nuova costituzione ma anche a quelle già esistenti: i 50 mila euro ora richiesti al posto dei vecchi 120 mila euro, consentono a queste ultime di superare eventuali situazioni di crisi che si manifestano con perdite rilevanti, “senza che sia necessario procedere a onerose ricapitalizzazioni e senza dover abbandonare il tipo sociale prescelto per l'esercizio dell'attività d'impresa”.

È questo uno degli effetti positivi della riduzione dell’ammontare del capitale minimo, sottolineato e portato all’attenzione da Assonime nella Circolare n. 17, pubblicata lo scorso 29 maggio.

 

Obblighi di riduzione in presenza di perdite   

Secondo la disciplina contenuta agli artt. 2446 e 2447 c.c., in caso di perdite che abbiano ridotto il capitale di oltre un terzo, gli amministratori devono convocare senza indugio l'assemblea per determinare la riduzione del capitale o il rinvio a nuovo delle perdite, che devono essere colmate entro l'esercizio successivo. In ipotesi di riduzione del capitale al di sotto del minimo legale, l'assemblea deve, invece, deliberare la riduzione del capitale e il contestuale aumento al di sopra del minimo legale o in alternativa la trasformazione della società.

Come messo in evidenza dall’Associazione, mentre nel primo caso l'abbassamento della soglia del capitale minimo “non determina alcun effetto di rilievo” sull'operatività della norma, essendo il valore della perdita commisurato all'ammontare del capitale indicato nello statuto, nel secondo, invece, assume “un'efficacia rilevante”. Con il nuovo capitale minimo legale pari a 50.000 euro, il meccanismo delineato dall'art. 2447 c.c. opera solo quando la perdita riduca il capitale sotto detta soglia (50.000 euro), anche per “le società già costituite nel previgente regime con un capitale pari o superiore a 120.000 euro”. Più nel dettaglio, in caso di una perdita di oltre un terzo che riduca il capitale al di sotto dei 120.000 euro (soglia minima prevista dalla versione previgente dell'art. 2327 c.c.) “i soci continuerebbero ad essere obbligati a deliberare la riduzione nella misura corrispondente, ma non necessariamente dovrebbero deliberare anche il contestuale aumento se - nonostante la perdita - l'ammontare residuo del capitale rimanesse comunque superiore all'attuale soglia minima di 50.000 euro”.

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