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Occultamento delle scritture contabili, confisca anche se le fatture sono reperite presso terzi

L’imprenditore indagato per occultamento di scritture contabili può subire la confisca anche qualora la Guardia di Finanza abbia rinvenuto le fatture non nella sua sede, ma in quella dei clienti (Cass. pen. 7 gennaio 2020 n. 166).

 

Il caso in esame riguardava un imprenditore che aveva occultato, nel corso di una verifica fiscale condotta dalla Guardia di Finanza e per finalità di evasione, numerose fatture emesse dalla sua ditta individuale negli anni d’imposta 2014, 2015, 2016 e 2017. Gli accertatori avevano reperito le fatture presso terzi.

 

Secondo la Cassazione, è sufficiente che la Guardia di Finanza abbia ricostruito il volume di affari.

 

I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso di una Procura, affermando il principio di diritto: «nel delitto previsto dall’art. 10 D.Lgs. 74/2000, allorquando l’importo dell’evasione sia stato aliunde determinato, è configurabile il profitto del reato, suscettibile di confisca, anche per equivalente, e di sequestro preventivo ai sensi dell’art. 321 c. 2 bis c.p.p., con riguardo al tributo evaso e ad eventuali sanzioni ed interessi maturati sino al momento dell’occultamento o distruzione delle scritture contabili o dei documenti di cui è obbligatoria la conservazione, trattandosi di risparmio di spesa che costituisce vantaggio economico immediato e diretto della condotta illecita tenuta».

 

L’ordinanza è stata annullata e il caso è stato nuovamente inviato al Tribunale per nuovo esame.

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