News

Ok agli atti notificati al domicilio fiscale italiano se il contribuente è emigrato in un paese black list

Validi gli avvisi di accertamento notificati all’ultimo domicilio fiscale italiano, se il contribuente è emigrato in uno Stato a fiscalità privilegiata. È quanto evidenzia la Corte di Cassazione con l’ordinanza del 6 ottobre 2017 n. 23354.

 

Il ricorso verteva sulla ritualità della notificazione degli avvisi di accertamento prodromici alla cartella di pagamento, effettuati dall’Amministrazione finanziaria al domicilio fiscale identificato dall’ultima residenza del contribuente, trasferitosi in un paese a fiscalità privilegiata. Nel caso in esame, era «pacifico» che il ricorrente avesse trasferito la sua residenza nel Principato di Monaco. Il contribuente sosteneva che l’amministrazione avrebbe dovuto notificargli gli avvisi nel paese estero di nuova residenza, in quanto egli era già iscritto all’Aire.

 

Eppure, la Cassazione evidenzia come in tal caso operi una presunzione legale relativa di residenza nel territorio dello Stato. Infatti, qualora il contribuente si trasferisca in uno stato a fiscalità privilegiata – come, nel testo vigente ratione temporis, aveva fatto il ricorrente – «si considerino residenti, salvo prova contraria, i cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente ed emigrati in Stati o territori aventi un regime fiscale privilegiato, individuati con decreto del Ministero delle Finanze». Per tali soggetti, il domicilio fiscale è quello del comune di ultima residenza e, quindi, quello al quale l’amministrazione aveva notificato gli atti.

 

 

Leggi dopo

Le Bussole correlate >