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Oleoturismo: tassazione simile all’enoturismo

14 Gennaio 2020 |

Art. 1 c. 513 e 514 L. 160/2019

Agriturismo

Il reddito derivante dall’esercizio dell’attività di oleoturismo è tassato come quello dell’enoturismo. Lo prevede l’art. 1 c. 513 e 514 L. 160/2019, il quale estende, dal 1° gennaio 2020, alle attività di “oleoturismo”, le disposizioni contenute nell’art. 1 c. 502 -505 L. 205/2017 (Legge di Bilancio 2018), relative all’attività di enoturismo.

L’intento del Legislatore, dunque, è quello di favorire lo sviluppo del turismo in agricoltura attraverso una tassazione agevolata delle imprese che lo esercitano.

Come già evidenziato, ai fini della tassazione dell’attività di oleoturismo, si richiamano le norme previste per l’attività di enoturismo che, a loro volta, riprendono quelle relative all’attività dell’agriturismo.

Pertanto, per comprendere la portata della novella, è bene riassumere i riferimenti normativi.

 

L’enoturismo

La disciplina relativa all’“enoturismo” ricomprende tutte le attività di conoscenza del vino espletate nel luogo di produzione, le visite nei luoghi di coltura, di produzione o di esposizione degli strumenti utili alla coltivazione della vite, la degustazione e la commercializzazione delle produzioni vinicole aziendali, anche in abbinamento ad alimenti, le iniziative a carattere didattico e ricreativo nell'ambito delle cantine. 

L’art. 1 c. 503 L. 205/2017 (Legge di Bilancio 2018), prevede che, allo svolgimento dell'attività enoturistica, si applichino le disposizioni fiscali previste dall’art. 5 L. 413/91.

Nello specifico, l’art. 5 c. 1 L. 413/91 dispone per i soggetti (diversi dalle società di capitali) che esercitano attività di agriturismo la determinazione forfetaria del reddito imponibile con un coefficiente di redditività del 25%. Il successivo c. 2 dispone che i soggetti che esercitano l’attività di agriturismo determinano l’IVA riducendo l'imposta relativa alle operazioni imponibili in misura pari al 50% del suo ammontare, a titolo di detrazione forfettaria dell'imposta afferente agli acquisti e alle importazioni.

Il regime forfetario di determinazione del reddito e dell’IVA ammessa in detrazione è applicato automaticamente per i soggetti che esercitano attività di agriturismo o di enoturismo. Tuttavia, essi possono optare per l’applicazione del regime ordinario con una comunicazione nella dichiarazione IVA: l’opzione, vincolante per un triennio, è valida anche agli effetti delle imposte sul reddito.

A tal proposito, la bozza del nuovo modello IVA 2020 prevede già che i soggetti esercenti l’attività enoturistica, che hanno optato per la detrazione dell’IVA e per la determinazione del reddito nei modi ordinari, devono comunicare che non si sono avvalsi nel 2019 della determinazione forfetaria dell’imposta prevista dal menzionato art. 5, barrando la casella 1 del Rigo VO35. Le istruzioni ricordano che l’opzione è vincolante per un triennio ed è valida fino a revoca. Sempre nella citata bozza, è presente la casella 9 “Attività enoturistica” nel Rigo VF30, dove indicare il metodo utilizzato per la determinazione dell’IVA ammessa in detrazione.

Il secondo periodo del c. 503 precisa che il regime forfettario dell’IVA, previsto dall'art. 5 c. 2 L. 413/91, si applica solo per i produttori agricoli che svolgono la loro attività all’interno di un’azienda agricola, silvicola o ittica, ai sensi dell’art. 295 Dir. 2006/112/CE.

Come previsto dalla citata direttiva, per «produttore agricolo» si intende il soggetto passivo che svolge la sua attività nell'ambito di un'azienda agricola, silvicola o ittica. 

Infine, il c. 505 dispone che l'attività enoturistica sia esercitata previa presentazione al Comune di competenza della segnalazione certificata di inizio attività (S.C.I.A), in conformità alle normative regionali, sulla base dei requisiti e degli standard minimi di qualità per esercizio dell'attività enoturistica, con particolare riferimento alle produzioni vitivinicole del territorio.

 

L’attività di oleoturismo

L’art. 1 c. 514 L. 160/2019 definisce le attività di “oleoturismo”, individuate come quelle di conoscenza dell’olio d’oliva espletate nel luogo di produzione, le visite nei luoghi di coltura, di produzione o di esposizione degli strumenti utili alla coltivazione dell’ulivo, la degustazione e la commercializzazione delle produzioni aziendali dell’olio d’oliva, anche in abbinamento ad alimenti, le iniziative a carattere didattico e ricreativo nell’ambito dei luoghi di coltivazione e produzione.

Le disposizioni relative alla tassazione agevolata dell’attività in esame vengono previste nel precedente c. 513, il quale richiama le modalità di determinazione del reddito e dell’IVA attinenti all’attività dell’enoturismo.

 

La tassazione ai fini delle imposte sui redditi

Al reddito prodotto dall’esercizio dell’attività di oleoturismo, dunque, si applica, ai fini IRPEF, il coefficiente di redditività del 25%.

Da notare che il regime forfetario di determinazione del reddito rappresenta il regime naturale. Tuttavia, si può sempre optare per l’applicazione del regime ordinario con una comunicazione presente nella dichiarazione IVA: l’opzione, vincolante per un triennio, è valida anche agli effetti delle imposte sul reddito. Il tutto a partire dal 2021, visto che le nuove regole sull’oleoturismo entrano in vigore a partire dal 1° gennaio 2020.

Come sopra evidenziato, non possono accedere a questo regime i soggetti indicati nell’art. 73 c. 1 lett. a e b TUIR, ossia le società di capitali, le società cooperative, gli enti pubblici e privati diversi dalle società, nonché i trust, residenti nel territorio dello Stato, che hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali.

 

L’IVA

I soggetti che esercitano l’attività di “turismo dell’olio” determinano l’IVA, riducendo l'imposta relativa alle operazioni imponibili in misura pari al 50% del suo ammontare, a titolo di detrazione forfettaria dell'imposta afferente agli acquisti e alle importazioni.

Il regime forfettario dell’IVA, tuttavia, si applica solo per i produttori agricoli che svolgono la loro attività all’interno di un’azienda agricola, silvicola o ittica, ai sensi dell’art. 295 Dir. 2006/112/CE, sopra richiamato.

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