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Omesso versamento di ritenute, non rileva la crisi di liquidità dell’azienda

Il reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali operate sulle retribuzioni dei dipendenti è integrato dalla consapevole scelta di omettere i versamenti dovuti. Non rileva, dunque, che il datore di lavoro attraversi una fase di criticità e destini le risorse finanziarie per far fronte a debiti più urgenti. Lo spiega la Corte di Cassazione, Terza Sezione Penale, con la sentenza depositata il 6 novembre 2018 n. 49998. Con essa,  i giudici della Suprema Corte romana hanno respinto il ricorso di un uomo, responsabile di un’impresa in fallimento.

 

L’imputato aveva omesso di versare all’INPS le ritenute previdenziali ed assistenziali operate in qualità di datore di lavoro sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti, per un valore complessivo di 731mila euro. L’uomo lamentava il dissesto finanziario della società come causa dei mancati versamenti. Eppure, i giudici di primo e secondo grado (ed ora la Corte di Cassazione) avevano evidenziato che tale situazione poteva far parte del normale rischio di impresa. Il fatto che il datore di lavoro attraversi una fase di difficoltà economica non rileva ai fini del versamento delle ritenute, hanno spiegato i giudici di legittimità, perché tale omissione resta una consapevole scelta in capo all’imputato. Il quale, oltre alla conferma della condanna di Appello, dovrà ora pagare anche le spese del processo in Cassazione.

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