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Operazione elusiva solo quando impedisce il presupposto di imposta

L’operazione è classificabile come elusiva quando è volta ad impedire la concretizzazione del presupposto di imposta. E, nella fattispecie, non c’è abuso del diritto se dal conto economico della società emerge l’utile civilistico dell’investimento in titoli delle eccedenze di liquidità. Lo sostiene la Cassazione con la sentenza del 21 maggio 2019, n. 13613, con la quale i giudici del Palazzaccio hanno accolto il ricorso di una s.r.l. alla quale l’Agenzia delle Entrate contestava un indebito risparmio di imposta emerso dalle operazioni su titoli.

 

La Corte ha cassato la sentenza impugnata. «Gli indici sintomatici ai quali, secondo i criteri elaborati dalla giurisprudenza di legittimità, occorre attingere per la dimostrazione dell’abusività della condotta, non vanno ricercati nella causa (funzione economico sociale) o negli effetti giuridici del negozio o della complessa operazione negoziale (diretti a disciplinare il regolamento di interessi voluto dalle parti), ma devono essere ricercati nel limite imposto dalla convenienza economica dell’operazione, nel senso che, data la peculiare situazione economico patrimoniale ed il tipo di organizzazione aziendale o societaria del soggetto, rilevate ex ante rispetto alla operazione economica da compiere, detto limite è rispettato se la modifica di tale situazione – mediante l’attività negoziale posta in essere – è rispondente a logiche di mercato ed in ultima analisi ai principi di economicità della gestione: ove tali requisiti di economicità non siano, invece, rinvenibili nell’operazione realizzata, ma la fattispecie negozia posta in essere consenta, comunque, di realizzare, mediante una diversa allocazione delle risorse economico-patrimoniali preesistenti, un trattamento fiscale più favorevole, allora la duplice combinazione di tali elementi (carente giustificazione economica dell’operazione, realizzazione di un risparmio fiscale) consente di pervenire a qualificare l’operazione come elusiva in quanto diretta esclusivamente ad impedire la verificazione del presupposto di imposta».

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