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Percentuale di ricarico troppo bassa, legittimo l’accertamento analitico-induttivo

Se la percentuale di ricarico applicata dall’impresa è palesemente troppo bassa, l’accertamento del Fisco è legittimo. Lo hanno ricordato i giudici della Corte di Cassazione con l’ordinanza del 13 settembre 2018 n. 22347, con la quale hanno respinto il ricorso di un contribuente, destinatario di un accertamento secondo il metodo analitico-induttivo. L’uomo aveva tenuto la contabilità in modo formalmente corretto, tuttavia le Entrate avevano ritenuto di procedere con la ricostruzione dei ricavi della sua impresa. Nel caso di specie, infatti, a fronte di una media di settore del 263%, la percentuale di ricarico applicata dal commerciante sulla merce venduta era dell’84%.

 

Hanno ricordato gli Ermellini: «In riferimento alla parte di ricavi determinata con percentuali di ricarico medie, anche la difformità da percentuali medie di ricarico del settore di appartenenza costituisce prova presuntiva qualificata qualora la percentuale applicata dal contribuente si discosti in maniera abnorme ed irragionevole, talché deve reputarsi inattendibile la contabilità dell’impresa quant’essa confligga con le regole fondamentali della ragionevolezza e, in particolare, quando risulti abnorme la differenza tra la percentuale di ricarico applicata dal contribuente e quella mediamente riscontrata nel settore di appartenenza». Rigettando il ricorso della contribuente, la Cassazione ha anche stabilito la condanna al pagamento delle spese di giudizio.

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