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Plusvalenza da cessione determinabile dal registro dei beni ammortizzabili

Cessione di ramo d'azienda con reddito di impresa pari al valore della cessione stessa. Il reddito da imputare ai soci sarà dunque, fino a prova contraria, pari all’intero importo del corrispettivo scritto nell’atto di trasferimento, inclusi i beni strumentali e l’avviamento. Lo ha ricordato la Corte di Cassazione con la sentenza dell’8 marzo 2019, n. 6829, con la quale gli Ermellini hanno accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate osservando la nullità della sentenza della CTR.

 

La Commissione Regionale rilevava che sarebbe bastato il libro giornale ad escludere la plusvalenza nella cessione, nel caso in esame, di uno stabilimento balneare. L’Agenzia delle Entrate ricorreva evidenziando che solo il registro dei beni ammortizzabili dà la possibilità di quantificare l’esatto valore della plusvalenza derivante dalla cessione del ramo d’azienda. Il Palazzaccio ha accolto la tesi del Fisco.

 

«Il reddito da plusvalenza – hanno spiegato i giudici di legittimità della Sezione Tributaria Civile - va determinato sulla base della differenza tra il corrispettivo percepito ed il costo non assorbito dagli ammortamenti, cioè il costo dei beni strumentali incrementato e ridotto dalle variazioni derivanti dall’applicazione delle norme fiscali, sicché, per escludere dal calcolo taluni dei beni ceduti occorre la prova, a carico del contribuente, che essi ineriscono a costi non ancora ammortizzati, prova da fornire documentale, senz’altro ricavabile dal registro dei beni ammortizzabili».

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