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Premi e welfare, Assonime individua le questioni ancora aperte

Con la Circolare n. 22 dello scorso 10 ottobre l’Associazione fra le Società italiane per azioni (ASSONIME) ha illustrato le principali questioni interpretative e operative ancora aperte, in tema di premi di risultato e di welfare aziendale, dopo i chiarimenti forniti dall’Agenzia delle entrate con la Circolare n. 5/E del 29 marzo 2018. Tra gli altri, alcuni dei dubbi sollevati da Assonime riguardano:

  • la condizione di legge per accedere al regime agevolativo previsto dalla L. 208/2015 per gli emolumenti retributivi premianti dei lavoratori dipendenti privati (imposta sostitutiva 10%) che prevede la corresponsione del premio di risultato in esecuzione di contratti collettivi territoriali o aziendali stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o di contratti collettivi aziendali stipulati dalle rappresentanze sindacali aziendali delle suddette associazioni ovvero dalla rappresentanza sindacale unitaria. Sul punto l’Associazione evidenzia che non è ancora chiaro se l’impresa, priva di un contratto territoriale di settore, possa adottare il contratto del settore “produttivo” di appartenenza stipulato in un diverso ambito territoriale oppure se debba adottare un contratto del proprio ambito territoriale di competenza, pur se appartenente ad un settore “produttivo” diverso dal proprio. Per l’Associazione, entrambe le soluzioni dovrebbero essere percorribili;
  • la modalità di misurazione del risultato incrementale in caso di contratti collettivi territoriali o di gruppo. In particolare, in relazione a quest’aspetto, Assonime chiede alle Entrate un ulteriore intervento di prassi volto a consentire l’applicazione del regime di favore in tutte le ipotesi in cui l’articolazione produttiva e la particolare modalità di conduzione del business rendano necessaria la misurazione del risultato aziendale sulla base di un parametro riferito alle imprese “produttive” del gruppo e il concorso del risultato realizzato dalle società estere risulti determinante per il raggiungimento degli obiettivi di produttività e dunque per l’erogazione dei premi di risultato;
  • la disciplina fiscale delle casse sanitarie. Nello specifico, Assonime rileva alcune perplessità in ordine all’individuazione della portata del criterio di mutualità. Alla luce dei chiarimenti resi dall’Agenzia delle entrate, infatti, ai fini dell’applicazione dell’art. 51, comma 2, lettera a), del T.U.I.R., il rispetto del criterio di mutualità sembrerebbe doversi “verificare” in capo ad ogni singolo lavoratore piuttosto che sull’operatività complessiva della cassa. Per l’Associazione, tale modalità di verifica del requisito di mutualità, tuttavia, sembra porsi in contrasto con quanto enunciato nel decreto ministeriale 27 ottobre 2009 (c.d. decreto Sacconi);
  • la nuova disciplina agevolativa per gli abbonamenti al trasporto pubblico. Al riguardo per Assonime non è chiaro se la disciplina agevolativa prevista dalla lett. d-bis) dell’art. 51, comma 2, T.U.I.R. operi solo in caso di contrattazione aziendale oppure, come sostenuto dall’Associazione, possa applicarsi anche nel caso in cui il benefit sia riconosciuto dalla contrattazione collettiva nazionale.
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