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Premio fedeltà è cessione di denaro a titolo gratuito

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza del 13 marzo 2019, n. 7102, è tornata sul tema delle detrazioni IVA. La V Sezione Civile del Palazzaccio ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate avverso la sentenza della CTR che aveva dichiarato illegittimo un accertamento a fini IVA, a seguito di un’indagine compiuta nella sede di una società. Al centro della controversia, una fattura emessa per premio fedeltà che il Fisco aveva qualificato come cessione di denaro a titolo gratuito, della quale l’IVA non poteva essere detratta.

 

I Giudici di Piazza Cavour hanno stabilito che «non sussiste il presupposto impositivo individuato dall’art. 3, comma 1, del D.P.R. n. 633/1972 in una prestazione di servizio “verso corrispettivo” dipendente da un contratto od altro titolo idoneo a vincolare obbligatoriamente le parti: all’obbligazione unilaterale di corrispondere un “premio” assunta dalla società concessionaria per la pubblicità alla condizione del verificarsi di un evento futuro ed incerto (ovvero il raggiungimento di un fatturato superiore ad un ammontare determinato), infatti, non corrisponde alcuna assunzione di un’obbligazione di facere (o comunque avente ad oggetto una prestazione di servizi) a carico del soggetto destinatario del premio (ovvero, in questo caso, il centro media), restando questo del tutto libero di attivarsi o meno per conseguirlo, posto che la mancata realizzazione del risultato o il mancato procacciamento di clienti o, ancora, il mancato svolgimento dell’attività di intermediazione non integrava a carico della società una responsabilità per inadempimento contrattuale».

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