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Professionisti nella crisi di impresa, no alle equiparazioni tra commercialisti e consulenti del lavoro

11 Febbraio 2019 | Professionisti

 

L'AIDC, con comunicato stampa diffuso l'8 febbraio, interviene in tema di codice della crisi d’impresa: tra consulente del lavoro e dottore commercialista esistono delle nette differenze, quindi "no a equiparazioni”.

 

“L’equiparazione dei consulenti del lavoro agli avvocati ed ai dottori commercialisti come soggetti abilitati ad essere nominati dal tribunale nelle nuove procedure concorsuali è frutto di una doppia confusione. La prima è che le professioni di consulente del lavoro e di dottore commercialista siano identiche o interscambiabili. La seconda, ben più grave, è che le competenze acquisite, grazie al superamento di un esame di Stato, possano essere sostituite da un percorso formativo di 18 mesi”.

 

Questo il monito sollevato dall’Associazione Italiana Dottori Commercialisti a seguito dell’approvazione del Codice della crisi d’impresa contenente la riforma organica delle procedure concorsuali. Secondo l’AIDC le imprese in crisi debbono essere tutelate al meglio, conferendo il giusto peso al mondo delle professioni e al relativo percorso di formazione. "I consulenti del lavoro omettono di ricordare le materie che compongono il loro esame di Stato, nonché l’assoluta mancanza di materie fondamentali come il diritto fallimentare, il diritto societario, la revisione contabile, le operazioni straordinarie societarie”.

 

“Ribadiamo il nostro favore nei confronti della riforma delle crisi d’impresa – chiude la nota AIDC - e siamo sicuri che in concreto i tribunali continueranno a preferire avvocati e dottori commercialisti [...]. Non siamo preoccupati affatto dell’allargamento a qualche consulente del lavoro. Siamo invece turbati per la scarsa considerazione del valore di esame di Stato che sembra trasparire in questo frangente e ci domandiamo anche come possano accettare di sedere allo stesso tavolo sindacale rappresentanze degli avvocati e dei dottori commercialisti con una categoria, quella dei consulenti del lavoro, così poco rispettosa del percorso abilitante tipico delle professioni ordinistiche”.

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