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Può essere condannato per frode fiscale chi è stato assolto dal reato di dichiarazione infedele

Dichiarazione infedele, chi è stato assolto dal reato può comunque essere condannato per frode fiscale. Lo ha affermato la Corte di Cassazione che, con la sentenza del 25 settembre 2018 n. 41260, è stata chiamata a valutare il caso di un imprenditore, nei confronti del quale era stato disposto il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca per equivalente, per il reato di cui all’art. 2  del D.Lgs. n. 74/2000. L’uomo si era avvalso di fatture per operazioni oggettivamente e soggettivamente inesistenti e aveva omesso di contabilizzare dei ricavi.

 

Insomma: per l’imprenditore era scattata una doppia condanna, sia per frode fiscale che per dichiarazione fraudolenta. Per quest’ultimo reato era stato assolto, ma la Terza Sezione Penale della Cassazione ha chiesto l’annullamento della condanna per frode fiscale: il principio del ne bis in idem non poteva essere invocato.

 

In tema di reati tributari, infatti, il reato di dichiarazione infedele ne esclude il concorso con il delitto di frode fiscale, se la condotta materiale abbia ad oggetto la medesima dichiarazione, esclusa l’ipotesi di una iniziale contestazione dell’art. 4  del D.Lgs. 74/2000, relativamente alla sola condotta di omissione di elementi attivi e, successivamente, con una incriminazione relativa all’art. 2 del D.Lgs. n. 74/2000 per l’indicazione di elementi passivi per operazioni relative a fatture oggettivamente inesistenti; l’art. 4 del D.Lgs. n. 74/2000, mira ad evitare la doppia incriminazione per la stessa condotta ma non può essere invocato per l’incriminazione di condotte diverse, una per le omissioni di elementi attivi del reddito e l’altra per elementi passivi inesistenti.

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