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Reati tributari, la confisca non deve tener conto dell’IRAP

«Nel sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente, ai fini della quantificazione del profitto del reato tributario, è irrilevante l’evasione dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP), non trattandosi di un’imposta sui redditi in senso tecnico». Lo ha affermato la Corte di Cassazione con la sentenza del 17 ottobre 2018 n. 47107. Con essa, i giudici della Suprema Corte hanno parzialmente accolto il ricorso di un imprenditore.

 

La III Sezione Penale ha dunque disposto che la confisca sui beni della società o degli amministratori, ai fini dei reati fiscali, può essere disposta al netto dell’IRAP: «la ragione di tale orientamento – si legge ancora in sentenza – fonda sul rilievo che l’imposta regionale sulle attività produttive, avendo natura reale, si considera non incidente sul reddito e tale circostanza motiva l’esclusione della dichiarazione IRAP ai fini della quantificazione dell’imposta evasa».

 

Va inoltre ricordato che la confisca per equivalente, introdotta per i reati tributari, ha natura eminentemente sanzionatoria; caratteristica che impedisce la confisca «per un valore superiore al profitto del reato, risolvendosi, in caso contrario, in una pena illegale». Dunque, nel caso in esame, il profitto confiscabile per equivalente doveva essere rideterminato, sottraendo dall’importo complessivo la somma corrispondente all’IRAP, erroneamente calcolata quale profitto del reato tributario.

 

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