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Rettifica della dichiarazione di successione

Come ogni dichiarazione a valenza fiscale, anche quella di successione può essere rettificata dal contribuente per correggere errori od omissioni che potrebbero comportare l’assoggettamento del contribuente ad un’imposta più alta o comunque diversa da quella dovuta per legge.

Il principio di emendabilità della dichiarazione (a favore del contribuente) è stato riconosciuto dalla giurisprudenza di legittimità (Cass. SU 25 ottobre 2002 n. 15063) prima ancora di trovare espressa regolamentazione negli artt. 2 e 8 DPR 322/98 più volte modificati, ai fini delle imposte dirette e dell’IVA.

Il principio è stato poi oggetto di specificazioni, sempre ad opera della giurisprudenza, che ha distinto quelle che, all’interno della dichiarazione dei redditi (o IVA), costituiscono dichiarazioni di scienza (sempre emendabili e ritrattabili sia che l’errore sia di fatto o di diritto) e quelle che invece costituiscono manifestazioni di volontà (come la richiesta di rimborso del credito piuttosto che il suo riporto o la compensazione delle perdite pregresse) che non possono invece essere rettificate per errore dal contribuente.

Sull’utilizzo delle perdite pregresse, la giurisprudenza ha infatti statuito che l'opzione effettuata in dichiarazione di compensazione del reddito mediante l'utilizzo di parte delle perdite pregresse disponibili, è una manifestazione di volontà non emendabile successivamente, ad esempio per compensare, nel corso del giudizio, il maggior reddito accertato.

 

In relazione alla dichiarazione di successione, detto principio generale deve essere coordinato:

- con l’art. 31 c. 3 D.Lgs. 346/90 in base al quale fino alla scadenza del termine ordinario di presentazione, la dichiarazione di successione può essere modificata mediante presentazione di nuova dichiarazione secondo le regole ordinarie;

- con l’art. 33 c. 3 D.Lgs. 346/90 in forza del quale in sede di liquidazione l’Ufficio provvede a correggere gli errori materiali e di calcolo commessi dal dichiarante nella determinazione della base imponibile.

 

Pertanto, quando si tratta di errori che emergono chiaramente dalla dichiarazione, questi sono corretti dall’Ufficio mentre negli altri casi, il contribuente deve presentare, anche oltre il termine di scadenza, una dichiarazione di successione:

- integrativa, per indicare cespiti non indicati in quella originaria (è il caso della sopravvenienza) che comportano aumento del valore dell'eredità o dell'imposta dovuta;

- modificativa, per correggere dati già dichiarati che non comportano aumento del valore dell'eredità o dell'imposta dovuta;

- sostitutiva, per correggere errori commessi in quella precedentemente presentata sostituendola completamente.

 

La correzione della successione, anche se non comporta modifica della base imponibile, comporta che sono dovute, per le formalità di trascrizione, le imposte catastale e ipotecaria in misura fissa (euro 200+200), la tassa ipotecaria (euro 35 per ogni ufficio provinciale territorio), l’imposta di bollo (euro 64) e i tributi speciali.

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