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Ricerca e sviluppo, il punto sulle caratteristiche dei contratti "extra-muros" per l'ammissibilità

Nell’ambito del credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo, i contratti di ricerca "extra-muros" ai fini dell'ammissibilità dei relativi costi devono contenere l'impegno a svolgere, direttamente o indirettamente, attività di ricerca e sviluppo ammissibili e devono, inoltre, prevedere che l'effettivo beneficiario degli eventuali risultati di tale attività sia l'impresa committente (Risp. AE 12 dicembre 2019 n. 520).

 

L’Agenzia delle Entrate ha fornito un chiarimento rispondendo all’interpello posto da una società che chiedeva se ai fini della quantificazione dell'agevolazione ad essa spettante potesse considerare, nell'ambito dei costi relativi alle prestazioni per attività di ricerca e sviluppo, anche quello sostenuto per i costi di trasferta classificati sotto la voce 'Altre spese sostenute'.

 

L’Agenzia ha precisato che i costi sostenuti per l'attività di ricerca svolta da professionisti in totale autonomia di mezzi e di organizzazione possono astrattamente rientrare nella categoria di costi ammissibili, alle condizioni previste per tale categoria di costi dalla disposizione normativa agevolativa.

 

I contratti di ricerca cosiddetti "extra-muros", ai fini dell'ammissibilità dei relativi costi, devono contenere l'impegno a svolgere, direttamente o indirettamente, attività di ricerca e sviluppo ammissibili e devono, inoltre, prevedere che l'effettivo beneficiario degli eventuali risultati di tale attività sia l'impresa committente.

 

Nel caso in esame, i "viaggi di lavoro" non risultavano collegati allo svolgimento dell'asserita attività di ricerca e sviluppo oggetto del contratto; ciò, tuttavia, non esclude che l'istante possa dimostrare che si tratti di "viaggi di lavoro" strumentali allo svolgimento dell'attività di ricerca e sviluppo oggetto del contratto.

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