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Richiesta di rimborso entro due anni per l'operazione accertata fuori dal campo IVA

La richiesta di rimborso deve essere presentata all'ufficio competente entro due anni: questa è la tempistica da seguire per il cedente/prestatore per rientrare dell'IVA precedentemente addebitata in fattura e poi restituita al cessionario/committente il quale, a seguito di un accertamento con adesione, l'ha poi riversata perché ritenuta indebitamente detratta.

 

Lo ha spiegato l'Agenzia delle Entrate con la Risposta n.66, pubblicata ieri, con la quale il Fisco ha chiarito i dubbi esposti con un interpello da una società. In breve, secondo via Cristoforo Colombo il quesito posto dall’istante trova la sua risposta nell’art. 30-ter del Decreto IVA, introdotto dall’art. 8 della Legge 20 novembre 2017, n. 167 “Legge Europea 2017”; è stato infatti previsto che “il soggetto passivo presenta la domanda di restituzione dell’imposta non dovuta, a pena di decadenza, entro il termine di due anni dalla data del versamento della medesima ovvero, se successivo, dal giorno in cui si è verificato il presupposto per la restituzione”. Inoltre, ha proseguito l'Agenzia, “nel caso di applicazione di un’imposta non dovuta ad una cessione di beni o ad una prestazione di servizi, accertata in via definitiva dall’Amministrazione finanziaria, la domanda di restituzione può essere presentata dal cedente o prestatore entro il termine di due anni dall’avvenuta restituzione al cessionario o committente dell’importo pagato a titolo di rivalsa”.

 

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