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Richiesta la pertinenza tra somme giacenti sul conto corrente e reati contestati

Niente sequestro finalizzato alla confisca per equivalente se non viene spiegato in quale modo i soldi sul conto corrente siano frutto di evasione (Cass. pen. 7 gennaio 2020 n. 165).

 

I giudici di Cassazione hanno accolto il ricorso di un soggetto, indagato per plurimi reati, in particolare dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti. Il ricorso avveniva avverso il decreto di sequestro preventivo emesso dal gip avente ad oggetto il suo conto corrente, un orologio e un’autovettura. Nella ricostruzione, il Tribunale non aveva rilevato che le somme versate sul conto corrente in sequestro costituivano lo stipendio percepito dall’indagato.

 

I giudici di legittimità hanno evidenziato che la motivazione dell’ordinanza impugnata era carente in ordine all’individuazione della natura del sequestro preventivo avente ad oggetto il conto corrente. Tale individuazione, alla luce delle pronunce di Cassazione e specialmente delle Sezioni Unite, risulta necessaria.

 

La Suprema Corte ha evidenziato che è consentito, nei confronti di una persona giuridica, il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di denaro o di altri beni fungibili o di beni direttamente riconducibili al profitto di reato tributario commesso dagli organi della persona giuridica, quando tale profitto (o beni direttamente riconducibili al profitto) sia nella disponibilità di tale persona giuridica. Non è consentito il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente nei confronti di una persona giuridica qualora non sia stato reperito il profitto di reato tributario compiuto dagli organi della persona giuridica stessa, salvo che la persona giuridica sia uno schermo fittizio. Tale definizione risulta preliminare per la valutazione del tema di pertinenzialità tra le somme giacenti sul conto corrente ed i reati contestati.

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