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Rientro dei cervelli, niente bonus se il trasferimento è successivo

Il ricercatore che acquisisce la residenza anagrafica in Italia in data successiva all’instaurarsi del rapporto di lavoro, non ha diritto di accedere agli incentivi per il rientro in Italia di ricercatori residenti all’estero previsti dall’art. 44 del D.L. n. 78/2010. A darne conferma è la Risposta n. 33 diramata ieri dalle Entrate a fronte dell’interpello presentato dal datore di lavoro del ricercatore in parola.

 

Il caso

Nel caso di specie, il ricercatore aveva svolto dal 2011 attività di ricerca in USA, in Olanda e in Gran Bretagna. Alla stipula del contratto di lavoro a tempo determinato presso un’azienda italiana dell’ottobre 2015, il ricercatore non ha fatto seguire l’acquisizione della residenza fiscale in Italia dal periodo d’imposta 2016 ed ha continuato a svolgere la propria attività all’estero fino a settembre 2017, ancorché con brevi intervalli in cui ha svolto l’attività in Italia. Nel settembre 2017 si iscriveva all’Anagrafe della popolazione di un Comune in Italia e nel 2018 ha acquisito la residenza fiscale in Italia.

 

La risposta delle Entrate

Per l’Agenzia delle Entrate il ricercatore non può accedere al regime agevolativo in commento. “Il rientro in Italia nel settembre 2017, coincidente con l’iscrizione all’Anagrafe della popolazione residente del Comune di ………….., intervenuta successivamente all’instaurarsi del rapporto di lavoro con ALFA per svolgere l’attività di ricerca in Italia, fa sì che non sia ravvisabile un nesso tra i due eventi e, quindi, non risulta soddisfatta la vis attrattiva della norma”.

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