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Riforma dei minimi, spiragli positivi per i professionisti

Ok alla riforma dei minimi, ma senza forfetizzazione dei costi. È questo, in estrema sintesi, il giudizio espresso dall’ANC sulle anticipazioni fatte la settimana scorsa dal sottosegretario Enrico Zanetti in merito alla revisione del sistema fiscale delle Partite IVA da introdurre nella prossima Legge di Stabilità. Notizie molto confortanti che, fondamentalmente, rappresentano un ritorno al passato: innalzamento della soglia di fatturato da 15mila a 30mila euro e applicazione di una aliquota del 5% per i primi cinque anni di attività delle Start Up. Una manovra che andrebbe a vanificare gli effetti negativi della precedente Legge di stabilità, la cui decorrenza è fissata al 1° gennaio 2016, ovvero escludere i professionisti dalla possibilità di rientrare nel regime fiscale agevolato a partire dal 2016.

Ciò che invece non sarebbe affatto gradito all’ANC è la (re)introduzione della forfetizzazione dei costi, ovvero la determinazione del reddito imponibile tramite applicazione di un coefficiente di redditività differenziato a seconda della tipologia di attività. Una soluzione fondata su un principio che non è funzionale all’obiettivo generale: la disincentivazione e il contrasto dei comportamenti omissivi e dei reati fiscali.

Lo scorso anno, di questi tempi – afferma il Presidente Marco Cuchel – l’ANC denunciava come la riforma del regime dei minimi rappresentasse per molti professionisti una penalizzazione economica, in grado di determinare conseguenze tutt’altro che marginali. Sono tanti gli studi professionali, in particolar modo quelli piccoli e poco strutturati, che ancora oggi devono fare i conti con la precarietà e per loro la possibilità o meno di beneficiare del regime fiscale agevolato può fare la differenza. È una situazione questa di cui riceviamo testimonianza ogni giorno da parte di colleghi, i quali all’ANC segnalano le loro difficoltà ed esprimono il loro disagio”.

 

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