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Riporto perdite, si guarda al test di vitalità

Disco verde delle Entrate alla disapplicazione delle limitazioni di cui all’art. 172, comma 7, del T.U.I.R., con riguardo al riporto delle perdite fiscali, degli interessi passivi indeducibili e delle eccedenze di ACE, in relazione ad un’operazione di fusione. A convalidare le operazioni, secondo la tesi sostenuta dall’Amministrazione finanziaria, è il superamento del test di vitalità che permette la compensazione intersoggettiva delle perdite fiscali.

 

Così si legge nella nuova Risposta n. 109 pubblicata ieri dalle Entrate. Il caso riguarda una riorganizzazione societaria effettuata mediante la fusione di tre società residenti appartenenti a un medesimo gruppo e controllate direttamente o indirettamente da una S.p.A., a sua volta, direttamente controllata da una società di diritto tedesco. Con l’interpello viene chiesta la disapplicazione delle limitazioni poste dal menzionato art. 172, comma 7, del T.U.I.R. al fine di contrastare il c.d. commercio di “bare fiscali”, mediante la realizzazione di fusioni con società prive di capacità produttiva poste in essere al fine di attuare la compensazione intersoggettiva delle perdite fiscali di una società con gli utili imponibili dell’altra, introducendo un divieto al riporto delle stesse qualora non sussistano quelle minime condizioni di vitalità economica previste dalla disposizione normativa.

 

A giocare un ruolo determinante nella decisione positiva delle Entrate sono stati i seguenti fattori:  il miglioramento dell'EBITDA, la presenza di un organico rilevante, di una rete distributiva e il business plan che, insieme, hanno fatto escludere che l'operazione straordinaria sia finalizzata a un indebito utilizzo da parte del soggetto risultante dall’operazione, di perdite fiscali, interessi passivi ed eccedenze di ACE, maturati da società, partecipanti alla fusione, la cui attività economica sia ormai inesistente.

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