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Ritardi o inadempimenti degli obblighi contrattuali, indennizzi esclusi dal campo IVA

Esclusi dall’ambito IVA, per mancanza del presupposto oggettivo, gli indennizzi dovuti a ritardi o inadempimenti degli obblighi contrattuali. Lo ha spiegato l’Agenzia delle Entrate con la Risposta ad interpello n. 74, pubblicata ieri.

 

Il Fisco ha risposto ad una società che chiedeva conferma della corretta applicazione dell’art. 15, comma 1, n. 1) del D.P.R. n. 633/1972. L’Agenzia ha osservato che, stando allo stesso Decreto, “la base imponibile delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi è costituita dall'ammontare complessivo dei corrispettivi dovuti al cedente o prestatore, secondo le condizioni contrattuali, compresi gli oneri e le spese inerenti all'esecuzione e i debiti o altri oneri verso terzi accollati al cessionario o al committente, aumentato delle integrazioni direttamente connesse con i corrispettivi dovuti da altri soggetti”. Tuttavia, ai sensi del successivo art. 15, primo comma, n. 1), dello stesso D.P.R. n. 633/1972, non concorrono a formare la base imponibile “le somme dovute a titolo di interessi moratori o di penalità per ritardi o altre irregolarità nell'adempimento degli obblighi del cessionario o del committente”.

 

L’Agenzia ha dunque confermato che “presupposto stringente per l'applicazione dell'art. 15, comma 1, n. 1), è l’esistenza di un risarcimento in senso proprio, dovuto a ritardi o inadempimento di obblighi contrattuali”. Le somme corrisposte a titolo di penale per violazione di obblighi contrattuali non costituiscono infatti il corrispettivo di una prestazione di servizio o di una cessione di un bene, ma assolvono una funzione punitivo-risarcitoria. Tali somme sono pertanto escluse dall'ambito di applicazione dell'imposta sul valore aggiunto per mancanza del presupposto oggettivo.

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