News

Sì al “tazzinometro” se le difformità delle scritture raggiungono livelli irragionevoli

Con l'ordinanza del 7 novembre 2018 n. 28395, i Giudici della Corte di Cassazione sono tornati sul tema dell'accertamento ad un'impresa con contabilità tenuta correttamente ma con evidenti alterazioni in alcuni settori di vendita. In particolare di ciò che riguardava il caffè.

 

Nel caso in esame, il giudice di appello aveva ritenuto dimostrata la congruità dei ricavi accertati dal Fisco: corretta era la contabilità dei prodotti non legati al caffè, diverso il discorso per le tazzine.

 

In tema di accertamento del reddito di impresa, anche in presenza di contabilità formalmente corretta, ove le scritture possano considerarsi complessivamente inattendibili è legittimo il ricorso al metodo analitico-induttivo sulla base di elementi che consentano di accertare in via presuntiva i maggiori ricavi. E, hanno aggiunto i giudici della V Sezione Civile Tributaria, in tema di accertamento delle imposte dirette, anche in presenza di una contabilità regolarmente tenuta, l'accertamento dei maggiori ricavi di impresa può essere affidato alla considerazione della difformità della percentuale di ricarico applicata dal contribuente, rispetto a quella mediamente riscontrata nel settore di appartenenza; ciò può avvenire solo quando la difformità raggiunga livelli di “abnormità ed irragionevolezza” tali da privare la documentazione contabile di ogni attendibilità.

Leggi dopo