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Sì alla confisca per chi concorda l’emissione di fatture false

Può essere disposta la confisca sui beni profitto del reato anche nei confronti del contribuente che emette fatture false per aiutare il destinatario ad evadere il Fisco: poiché, con tutta probabilità, egli ne ha ottenuto un compenso, anche se inferiore al reale risparmio di imposta, può essere condannato e i beni profitto del reato possono essere confiscati. Così si è espressa la Cassazione con la sentenza dell’11 settembre 2018 n. 40323.

 

«È ben vero – si legge in sentenza – che solo l’utilizzatore delle fatture relative ad operazioni inesistenti ottiene automaticamente un profitto pari al risparmio di imposta che consegue con l’inserimento nella dichiarazione dei redditi o sul valore aggiunto delle fatture per operazioni inesistenti realizzando l’accrescimento, per l’appunto fittizio, dei costi, e che altrettanto non avviene per l’emittente che, realizzando invece una divergenza tra la realtà commerciale e l’espressione documentale della stessa, non acquisisce con l’emissione della falsa fattura alcun vantaggio fiscale, ma non per questo può omettersi di considerare che il reato di cui all’art. 8 del D.Lgs. n. 74/2000, proprio perché finalizzato a consentire a terzi l’evasione delle imposte dei redditi o del valore aggiunto, implica, di norma, l’incameramento da parte del suo autore di un compenso, quand’anche inferiore al profitto, ovverosia al risparmio di imposta, conseguito dall’utilizzatore delle fatture ideologicamente false, corrispondente al prezzo del reato medesimo».

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