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Salvo il vecchio amministratore se non si stabilisce la sua responsabilità nell’occultamento della contabilità

Per il vecchio amministratore di fatto della società fallita non si può procedere con la condanna per bancarotta fraudolenta documentale se non si è dimostrato nel corso dell’indagine la sua volontà di occultare la contabilità al momento del passaggio delle scritture al nuovo amministratore. Lo sostiene la Corte di Cassazione con la sentenza dell’11 aprile 209 n. 15988, con la quale la Quinta Sezione Penale del Palazzaccio ha accolto il ricorso del contribuente, ex amministratore di una srl fallita, il quale era stato dichiarato nella sentenza di appello responsabile di bancarotta fraudolenta documentale.

 

Nel passato, l’imputato aveva regolarmente tenuto le scritture contabili. Dunque, non poteva essere accusato di tenuta irregolare delle stesse. Sbagliava dunque il giudice del tribunale, che aveva ritenuto che l’avvicendamento nella gestione societaria fosse servito all’uomo per occultare le scritture contabili. Ed è vero che l’amministratore cessato, nel caso di passaggio di gestione, resta comunque responsabile della regolare tenuta della contabilità nel periodo in cui era alle redini della società; ma il nuovo amministratore, nel caso in cui rilevi l’erroneità, la lacunosità o la falsità delle scritture, ha un autonomo obbligo di ripristinare i libri e i documenti contabili eventualmente mancanti.

 

Ai fini dell’accertamento della colpevolezza, andava chiarito e dimostrato se effettivamente la contabilità della fallita venne consegnata al nuovo amministratore ed in caso affermativo se l’imputato avesse continuato a svolgere di fatto funzioni gestorie ovvero abbia concordato con il nuovo amministratore il successivo occultamento della medesima o in qualche modo istigato tale occultamento.

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