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Sisma bonus rafforzato, nessuno spiraglio per l’asseverazione tardiva

La demolizione di un edificio murario con gravi carenze statiche e la ricostruzione con medesimo perimetro e medesima volumetria di un nuovo edificio, avvenuta nel 2017, non può godere del cd. “sisma bonus rafforzato”. Le ragioni sono due: a quella data, secondo la prassi allora vigente, l’intervento non era ricompreso fra quelli per cui era possibile fruire del beneficio; per fruire dell’agevolazione è necessaria una asseverazione relativa al miglioramento della classe di rischio che non può essere presentata tardivamente in quanto deve attestare la classe di rischio dell’edificio prima dei lavori e quella conseguibile dopo l’esecuzione dell’intervento progettato.

 

 

È quanto si evince dalla Risposta n. 31 fornita ieri dall’Agenzia delle Entrate all’interpello proposto da una società che chiede, attraverso la presentazione di un’asseverazione tardiva, di essere ammessa alla detrazione. Ai fini delle agevolazioni in esame, spiegano dalle Entrate, “è necessario che dal titolo amministrativo di autorizzazione dei lavori risulti che l’opera consiste in un intervento di conservazione del patrimonio edilizio esistente (cfr. art. 3, comma 1, lett. d), del D.P.R. n. 380/2001) e non in un intervento di nuova costruzione (cfr. art. 3, comma 1, lett. e), del D.P.R. n. 380/2001)”. In relazione al sismabonus in vigore dal 1° gennaio 2017, inoltre, l’Amministrazione finanziaria ricorda che la Circolare n. 7/E del 27 aprile 2018 (pag. 247 e segg.) precisa che “il progettista dell’intervento strutturale deve asseverare (secondo il modello contenuto nell’allagato B del decreto [D.M. 28 febbraio 2017, n. 58]) la classe di rischio dell’edificio prima dei lavori e quella conseguibile dopo l’esecuzione dell’intervento progettato”.

 

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