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Società esterovestita, sequestro sui beni dell’imprenditore solo se è impossibile reperire quelli societari

Se la società è esterovestita ma risulta comunque operativa, il sequestro ai soci è possibile solo se è impossibile reperire il profitto nei confronti dell’ente persona-giuridica: lo spiega la Corte di Cassazione con la sentenza della Terza Sezione Penale depositata il 7 novembre 2018 n. 50151.

 

Con questa pronuncia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso di uno degli indagati per mancata presentazione della dichiarazione IVA. Sì, la società era esterovestita, ma non per questo doveva essere obbligatoriamente un modo per farvi confluire profitti illeciti. Il ricorrente, osservando che secondo i principi Ue si può comunque stabilire la sede della società in un altro paese per risparmiare le imposte, ha osservato che il reato si configurava qualora la reale attività si fosse svolta in territorio italiano.

 

Il Tribunale aveva ritenuto che la società fosse soltanto uno “schermo” formale e fittizio dell’attività professionale svolta dagli indagati in Italia, non essendo rilevante che in Slovenia (dove aveva sede legale la società) fossero state svolte lavorazioni o eseguite commesse. Tuttavia, secondo la Suprema Corte, «qualora la società abbia una sua precisa e riscontrata autonomia giuridica e sia perciò concretamente operativa, ma ricorra, come nella specie, l’ipotesi della estero-vestizione, la persona giuridica sarà pienamente assoggettata al regime fiscale italiano ma, quanto alla reperibilità ed alla quantificazione del profitto confiscabile del reato tributario, il sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente dei beni dell’imputato persona-fisica è governato interamente dai principi fissati dall’art. 12-bis del D.Lgs. n. 74/2000, con la conseguenza che il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente può essere disposto sui beni della persona fisica, cui è attribuito il reato tributario, sempre che sia stato impossibile reperire il profitto del reato nei confronti dell’ente persona-giuridica». Ora la parola passa al giudice del riesame.

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