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Studi di settore, l’Ufficio deve valutare anche la storia commerciale del contribuente

Se lo scostamento dagli standard è giustificato dalla storia commerciale della ditta, oltre che dalle condizioni del mercato, l’accertamento basato sugli studi di settore può considerarsi nullo. Lo sostiene la Corte di Cassazione con l’ordinanza del 18 giugno 2019, n. 16259, con la quale i giudici di legittimità hanno respinto il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate.

 

La vicenda riguardava una Srl che aveva ricevuto un atto impositivo per gravi incongruenze desunte dal raffronto tra fatturato e studi di settore. Secondo la società, l’Ufficio delle Entrate doveva valutare anche la difficile situazione economica del periodo, in particolar modo in relazione all’are nella quale opera l’azienda.

 

Il ragionamento della società è stato accolto dai giudici di legittimità, mentre il ricorso del Fisco è stato rigettato. Ai fini dell’accertamento, secondo gli Ermellini di piazza Cavour, è molto importante la contestualizzazione degli standard, tenendo anche conto, per l’appunto, della situazione socio economica. Secondo la Sezione Tributaria Civile del Palazzaccio, le significative divergenze non possono essere ricavate da precise soglie quantitative fisse di scostamento, ma comportano una valutazione multifattoriale (situazione economica e storia commerciale del contribuente, situazione del mercato e del settore di operatività) non disgiunta da opportuni termini di raffronto.

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