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Tassazione cedolare secca anche per i negozi locati all’esercente l’attività

28 Giugno 2019 |

Art. 1 c. 59 L. 145/2018 (legge di bilancio per il 2019)
Art. 3 D.Lgs. 23/2011

Cedolare secca

Possono accedere al regime opzionale della cedolare secca anche le locazioni di immobili di categoria catastale C/1 stipulate con conduttori, sia persone fisiche che soggetti societari, che svolgono attività commerciale. Resta viceversa confermato che il locatore, titolare del diritto di proprietà o di altro diritto reale di godimento sugli immobili, debba essere necessariamente una persona fisica che non agisca nell’esercizio dell’attività d’impresa o di arti e professioni.

 

È questo il rilevante chiarimento fornito dall’Agenzie delle Entrate con la Ris. 17 maggio 2019 n. 50/E. Il quesito, posto da alcuni uffici territoriali della Direzione Regionale dell’Agenzia delle Entrate, verteva sull’effettiva applicabilità della cedolare secca, estesa dall’art. 1 c. 59 L. 145/2018 (legge di bilancio per il 2019) anche alle unità immobiliari classificate nella categoria catastale C/1, nell’ipotesi di canoni di locazione corrisposti da parte di soggetti conduttori esercenti attività commerciale.

 

Riepilogando possono, quindi, fruire del regime di tassazione sostitutivo di cui trattasi tutti i contratti di locazione:

- relativi a negozi in categoria catastale C/1 (Negozi e botteghe) e relative pertinenze (locate congiuntamente alle unità immobiliari C/1);

- di superficie fino a 600 metri quadrati (senza includere nel computo le pertinenze);

- stipulati ex novo dal 2019;

- tra soggetti che il 15.10.2018 non avevano già in essere un contratto per lo stesso immobile anticipatamente interrotto rispetto alla naturale scadenza.

 

Come noto quello previsto dall’art. 3 D.Lgs. 23/2011 (c.d. regime della cedolare secca) è un regime opzionale di tassazione dei contratti di locazione di immobili (inizialmente a uso esclusivamente abitativo ed eventuali pertinenze), la cui applicazione sostituisce l’IRPEF e le relative addizionali, nonché le imposte di registro e di bollo a fronte della corresponsione di una imposta sostitutiva del 21%.

 

Il dubbio sollevato dalle DRE istanti nasceva dalla constatazione che il regime di cui trattasi ha avuto sin dall’origine a oggetto contratti di locazione di immobili abitativi locati con finalità abitative da persone fisiche che non agissero nell’esercizio di imprese o arti e professioni (Circ. AE 1° giugno 2011 n. 26/E).

 

L’Agenzia, nel motivare il chiarimento, parte dal constatare come la destinazione ad attività commerciale sia propria della tipologia di immobili C/1 ora ammessi ed evidenzia come, anche dalla lettura dei lavori parlamentari di stesura della norma in commento (schede di lettura alla legge di bilancio 2019 - AS 981 del 10 dicembre 2018), emerga chiaramente che la novità introdotta sia riferibile alle sole locazioni di immobili di categoria catastale C/1, quali negozi e botteghe ovvero locali per l’esercizio di attività commerciale di vendita o rivendita di prodotti, restando viceversa escluse le locazioni di immobili a uso ufficio o studi privati (categoria catastale A/10).

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