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Tasse e burocrazia tra le cause dei fallimenti

Confesercenti e Cgia di Mestre lanciano l'allarme dichiarando che a pressione fiscale sulle imprese italiane pesa per 55%, salendo addirittura al 68,3% per le PMI. Un peso troppo grande che ha costretto alla chiusura centomila aziende che negli ultimi diciotto mesi non sono riuscite a sostenere le alte tasse da pagare e l'eccesso di burocrazia.

Le imprese e le famiglie, nei prossimi 3 mesi, saranno impegnati su 187 adempimenti fiscali, se si escludono IRPEF e IVA. In pratica, rileva il Presidente di Cofesercenti, Marco Venturi,  lo Stato è il socio di maggioranza delle imprese, e aggiunge che la pressione fiscale porta il nostro Paese nettamente sopra l’effettiva media europea e costringe i contribuenti a subire quell’abusivismo diffuso che non paga tasse e non ha vincoli di regole ed adempimenti.

Le PMI devono poi fare i conti con il calo del reddito disponibile per le famiglie, che si stima di 98 miliardi rispetto a cinque anni fa. Questa situazione conduce ad un calo dei consumi stimato di 60 miliardi, prosegue Venturi,causando una inevitabile crollo del giro di affari per le imprese e costringendo molte realtà a chiudere le saracinesche.

Rispetto alla crisi profonda qualcosa si comincia a vedere c’è un allentamento, tenderemo a mano a mano a perdere di meno fino a tornare in territorio neutro e poi positivo. Ma è un percorso difficile e ci vorrà molto tempo per recuperare. Il 2103 non è l’anno della ripresa e non lo sarà nemmeno il 2014 perché non ci sarà una svolta dalla crescita economica ma un’uscita lenta e graduale dalla lunga crisi. Per questo la crisi politica fa paura, la politica deve smettere di guardare se stessa e guardi invece ai problemi delle famiglie e delle imprese”, conclude Venturi.

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