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Tax credit cinema non spettante, è responsabile anche il cessionario

In caso di cessione del c.d- “tax credit cinema”, le eventuali azioni di recupero del bonus, in quanto “revocato” o “decaduto”, sono da porre in essere nei confronti sia del cedente che del cessionario. È quanto emerge dalla Risposta n. 9 fornita dall’Agenzia delle Entrate a un’istanza di consulenza giuridica. 

 

La questione riguarda i crediti d’imposta nell’ambito del settore cinematografico e audiovisivo, disciplinati dalla L. n. 220/2016, che all’art. 21, commi 4 e 5, ha previsto che: “Nel rispetto delle disposizioni di cui agli artt. 1260 e seguenti del c.c., e previa adeguata dimostrazione del riconoscimento del diritto da parte del Ministero e dell’effettività del diritto al credito medesimo, i crediti d’imposta sono cedibili dal beneficiario a intermediari bancari, ivi incluso l’Istituto per il credito sportivo, finanziari e assicurativi sottoposti a vigilanza prudenziale. I cessionari possono utilizzare il credito ceduto solo in compensazione dei propri debiti d’imposta o contributivi ai sensi dell’art. 17 del D.Lgs. n. 241/1997. La cessione del credito non pregiudica i poteri delle competenti amministrazioni relativi al controllo delle dichiarazioni dei redditi e all’accertamento e all’irrogazione delle sanzioni nei confronti del cedente il credito d’imposta. Il Ministero e l’Istituto per il credito sportivo possono stipulare convenzioni al fine di prevedere che le somme corrispondenti all’importo dei crediti eventualmente ceduti, ai sensi del presente comma, a detto Istituto siano destinate al finanziamento di progetti e iniziative nel settore della cultura, con particolare riguardo al cinema e all’audiovisivo”.

 

Contrariamente a quanto proposto dall’istante – secondo cui le eventuali azioni di recupero dei crediti in parola vadano svolte nei confronti del solo cedente, unico soggetto esplicitamente citato nella L. n. 220/2016 (che assurgerebbe, quindi, a legge speciale rispetto al regime ordinario di cui al D.P.R. n. 602/1973) - l’Amministrazione finanziaria  ritiene che “il cessionario di detti crediti risponda in solido con il cedente, fino a concorrenza delle somme indebitamente fruite, laddove gli stessi risultino non spettanti (“revocati”, “decaduti” ecc.)”.

 

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