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Utenze domestiche provano che l’immobile è effettivamente l’abitazione principale

Le utenze domestiche possono provare che l’immobile finito sotto la lente del Fisco è effettivamente l’abitazione principale. È quanto affermato dalla Suprema Corte di Cassazione con la sentenza depositata ieri, 28 marzo, n. 8627.

 

La Sezione Tributaria Civile è intervenuta su una vecchia vicenda ancora riguardante l’ICI, ma ha avuto modo di esprimersi anche su alcune questioni di interesse attuale. Secondo l’analisi della Cassazione, «le risultanze anagrafiche rivestono un valore meramente presuntivo circa il luogo di residenza effettiva, e possono essere superate da una prova contraria, desumibile da qualsiasi fonte di convincimento». Infatti, l’abitazione di residenza anagrafica è considerata principale fino a prova contraria da parte dell’interessato: dunque, per accedere al trattamento fiscale privilegiato, il contribuente dovrà dimostrare l’utilizzo effettivo dell’immobile come abituale dimora sua e della famiglia. Ad esempio, portando come prova le utenze di acqua, luce e gas. Così aveva fatto il ricorrente, che aveva fornito la dimostrazione della ricorrenza dei requisiti richiesti producendo le bollette delle utenze della rete idrica, di quella elettrica e del gas. La norma, infatti, non pone alcuna limitazione circa la prove dell’utilizzo del bene che incombe sul contribuente: si tratta di una prova non tipizzata, che può essere offerta «con qualsiasi mezzo all’uopo idoneo, secondo le regole generali».

 

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