Rassegna stampa

Variabile TARI, mano ai calcoli

20 Novembre 2017

Italia Oggi – Fisco, Sergio Trovato, pag. 5

Come chiarito dal ministero dell’economia, in sede di risposta a un'interrogazione parlamentare, la quota variabile della tariffa TARI va applicata una tantum su abitazioni e pertinenze. È illegittima la sua duplicazione, poiché ex lege la parte variabile della tassa deve essere rapportata alla quantità di rifiuti prodotti dalla singola utenza domestica. Dunque, una volta determinata va spalmata anche su garage e cantine e non ricalcolata su questi immobili autonomamente. Il ministero dell'economia e delle finanze, in sede di risposta a un'interrogazione parlamentare, ha chiarito la questione e ha fatto emergere gli errori di calcolo commessi dai comuni a danno dei contribuenti, aprendo la strada ai rimborsi e a un eventuale contenzioso su tutto il territorio nazionale. La parte variabile della tariffa TARI va calcolata solo una volta per l'intera superficie dell'utenza domestica.

Il contraddittorio vige sempre

20 Novembre 2017

Italia Oggi – Fisco, Andrea Bongi, pag. 7

Secondo l'orientamento espresso dalla giustizia tributaria, sia di merito che di legittimità, nelle più recenti pronunce anche per gli accertamenti a tavolino relativi a tributi armonizzati vige l'obbligo del contraddittorio preventivo. Questo l’insegnamento formatosi successivamente alla «non decisione» sul tema da parte della Consulta. Anche in difetto di una presa di posizione chiara della Corte costituzionale i giudici tributari sembrano avere le idee chiare sul punto: in tema di tributi armonizzati, e in qualche caso anche oltre, il contraddittorio preventivo è sempre necessario anche se l'accertamento è a tavolino ossia si è svolto senza alcun accesso presso la sede del contribuente. L'antecedente logico: la sentenza n. 24823/2015 delle sezioni unite. Tutte le sentenze in commento fanno riferimento al precedente costituito dalla sentenza n. 24823 del 9 dicembre 2015 della Cassazione a sezioni unite.

Multinazionali, nell'Ue elusi 60 mld di imposte ogni anno

20 Novembre 2017

Italia Oggi – Paradisi Fiscali, Francesco Squeo, pag. 2

Secondo quanto stimato dal professor Gabriel Zucman, dell'Università di Berkeley in California, nell'ambito del caso denominato Paradise papers, le multinazionali eludono le imposte, sottraendo gettito fiscale nella Ue per almeno 60 miliardi di euro all'anno. Secondo il professore, inoltre, il 40% degli utili complessivi viene delocalizzato in paradisi fiscali, grazie all'implementazione di pratiche fiscali elusive. Queste ultime sono state individuate in maniera puntuale, anche rispetto alle dinamiche che le hanno caratterizzate, di cui si specificherà infra. Il Consorzio internazionale dei giornalisti investigativi, a cui aderiscono nel mondo 96 mass media, per oltre 400 giornalisti di 67 Paesi, su impulso e diffusione dei dossier del quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung, ha filtrato quasi 7 milioni di documenti, riferibili a un orizzonte temporale che va dal 1950 al 2016 incluso, attinti dallo studio legale denominato Appleby, con sede a Bermuda e presente in una decina di altri territori offshore.

Registro, i nodi della norma taglia-liti

20 Novembre 2017

Il Sole 24 Ore – Norme e Tributi, Dario Deotto, pag. 21

Il DdL di Bilancio 2018 prevede che l'attività interpretativa degli uffici debba riguardare il singolo atto portato alla registrazione, prescindendo da elementi extratestuali e da eventuali legami con altri atti negoziali a partire dal 1° gennaio 2018.

Risulta però che taluni uffici periferici stiano intensificando, prima dell'entrata in vigore della manovra, le rettifiche fondate ancora sulla valenza economica degli atti.

Si potrebbe considerare la norma proposta come “pseudo-interpretativa”, cioè norma sostanzialmente innovativa a cui il legislatore riconosce la autoqualificazione di interpretazione autentica. Verosimilmente, almeno in base all'attuale testo, la norma sembra applicabile agli atti portati alla registrazione dal 1° gennaio 2018. Non pare invece praticabile la semplicistica interpretazione di norma procedimentale, come tale automaticamente retroattiva. 

Il bonus investimenti per gli ordini di fine anno

20 Novembre 2017

Il Sole 24 Ore – Norme e Tributi, Paolo Meneghetti, pag. 22

L’acquisto di nuovi beni strumentali è stato accompagnato negli ultimi anni dall’agevolazione fiscale del cosiddetto super/iperammortamento, ma le norme che lo hanno stabilito si sono susseguite nel tempo modificando condizioni e scadenze dell’investimento. Conviene allora distinguere i diversi casi che possono porsi nella prassi in base al momento di effettuazione dell’investimento.
Investimenti eseguiti tra il 15 ottobre 2015 ed il 31 dicembre 2016: superammortamento pari al 40% in forza dell’art. 1, comma 91 e seguenti della Legge n. 208/15. 
Investimenti eseguiti nel 2017 in beni strumentali «ordinari»: proroga della norma sopraindicata (art. 1, comma 8, della Legge 232/16).

Investimenti eseguiti nel 2017 in beni «industria 4.0»: deduzione fiscale pari al 150% per beni destinati a favorire i processi di trasformazione tecnologica e digitale. 

La lettera d’intento batte lo split payment

20 Novembre 2017

Il Sole 24 Ore – Norme e Tributi, Matteo Balzanelli - Massimo Sirri, pag. 23

Le conclusioni cui si può pervenire confrontando l’interpretazione fornita dall’Agenzia con la Circolare 27/E/2017 e i precedenti orientamenti è la seguente: il reverse charge e la non imponibilità IVA, anche da lettera d’intento, hanno la precedenza rispetto allo split payment. Tra inversione contabile e non imponibilità, secondo le Entrate, non è invece possibile fissare una regola generale di prevalenza.
Pertanto, se una società che ricade nel regime effettua degli acquisti nell’esercizio dell’impresa per i quali è prevista l’inversione contabile, non si applicherà lo split payment.

Allo stesso modo, lo split payment non si applica se l’acquirente, in possesso dello status di esportatore abituale, invia la dichiarazione d’intento al proprio fornitore. Infatti, come condivisibilmente affermato dall’agenzia delle Entrate, in questi casi l’operazione risulta non imponibile.

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