Rassegna stampa

Raddoppio termini, IRAP fuori

12 Gennaio 2017

Italia Oggi – Imposte e Tasse, Claudia Marinozzi, pag. 29

Secondo quanto affermato dalla Commissione tributaria regionale di Cagliari nella sentenza n. 365/1/2016 del 13 dicembre 2016, il raddoppio dei termini è escluso per l'Irap, ciò in quanto le violazioni in materia di tale imposta non integrano le fattispecie penali previste dal D.Lgs. n. 74/2000. L'operatività del raddoppio è infatti limitata alle fattispecie aventi rilevanza penale, ai sensi del D.Lgs. 74/2000, che comportano l'obbligo di invio della notitia criminis. La pronuncia dei giudici si riferisce ad un avviso di accertamento recante pretese Irap per il 2005. Ai fini Irap i termini dell'accertamento, in attesa dell'emanazione di apposite leggi regionali, sono disciplinati dalle disposizioni del D.P.R. n. 600/1973. Infatti, l'art. 25 del D.Lgs. n. 446/1997, stabilisce che per le attività di controllo, di accertamento, di riscossione e contenzioso in materia Irap «si applicano le disposizioni in materia di imposte sui redditi ad eccezione degli artt. 38, commi dal 4 al 7, 44 e 45 del D.P.R. n. 600/1973». 

I dati al sicuro

12 Gennaio 2017

Italia Oggi – Imposte e Tasse, Fabrizio G. Poggiani, pag. 28

Spese sanitarie, l’invio dovrà avvenire entro il prossimo 31 gennaio. I dati, com'è noto, sono necessari per avviare la stagione della dichiarazione dei redditi precompilata, ma è possibile fare opposizione alla trasmissione dei detti dati da parte della persona fisica che ha sostenuto la spesa. Infatti, i soggetti che erogano le prestazioni sanitarie, ai sensi del comma 3, dell'art. 3, D.Lgs. 175/2014, entro il 31 gennaio dell'anno successivo devono comunicare i relativi dati al Sistema tessera sanitaria (in sigla Sts). Nel corso del 2016, il ministero dell'economia e delle finanze e l'Agenzia delle Entrate hanno emanato una serie di provvedimenti attuativi e, con il più recente (D.M. 16 settembre 2016), il dicastero ha fornito le specifiche tecniche per l'invio telematico dei dati e le modalità operative, mentre con il Decreto 14 dicembre 2016 ha apportato ulteriori modifiche, con riferimento ai dati che devono essere trasmessi, con particolare riferimento alle spese per medicinali a uso veterinario e per i dispositivi medici degli ottici. 

XBRL con la nuova tassonomia

12 Gennaio 2017

Italia Oggi – Giustizia e Società, Andrea Fradeani, pag. 27

Al via la nuova tassonomia XBRL 2016-11-14: i primi bilanci ad applicarla saranno quelli dei consorzi. È stato infatti pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 7 del 2017, il comunicato del ministero dello sviluppo economico che, attestando l'avvenuta pubblicazione del nuovo tracciato sul sito dell'Agenzia per l'Italia digitale, lo rende immediatamente obbligatorio per i depositi presso il Registro imprese. La novità interessa, in primis, i consorzi con attività esterna che dovranno depositare, entro il 28 febbraio 2017, la propria situazione patrimoniale proprio con la nuova tassonomia. Diversamente da quanto accaduto negli anni precedenti non è stato quindi previsto, come già aveva avvertito XBRL Italia, alcun «periodo di grazia» a causa dell'incompatibilità del vecchio vocabolario con le disposizioni introdotte dal D.Lgs. 139/2015. Quattro le principali novità della tassonomia 2016-11-14. 

I risparmi restano alle Casse

12 Gennaio 2017

Il Sole 24 Ore – Norme e Tributi, Gianni Trovati, pag. 37

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 7/2017, ha accolto le ragioni della Cassa dei dottori commercialisti, che così chiude una battaglia pluriennale, avviata dall’indomani della spending review di Monti del 2012 e passata attraverso il Consiglio di Stato che nel giugno 2015 ha portato la questione sui tavoli dei giudici delle leggi. L’art. 8, comma 3 del Decreto 95/2012 ha presentato a tutti gli enti inclusi nell’elenco Istat della pubblica amministrazione una doppia richiesta: ridurre del 5% nel 2012 e del 10% dal 2013 (rispetto ai livelli del 2010) i propri «consumi intermedi», vale a dire in pratica le spese di funzionamento, e versare i risparmi al bilancio nello Stato. Secondo la Corte, la seconda richiesta è illegittima: limita in modo irragionevole la libertà economica dei cittadini (art. 3 della Costituzione), viola i diritti previdenziali (art. 38) e non rispetta il principio del buon andamento della P.A. (art. 97).

Seconda chance per i documenti tardivi

12 Gennaio 2017

Il Sole 24 Ore – Norme e Tributi, Emilio de Santis, pag. 38

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27474/2016, ha affermato che i documenti depositati tardivamente in primo grado possono essere prodotti in appello. Infatti, se una parte omette, nel corso del giudizio di primo grado, di rispettare il termine perentorio dei 20 giorni liberi prima della data della trattazione per il deposito dei documenti, nel giudizio di appello essi possono efficacemente acquisiti nel fascicolo processuale, sempre nel rispetto dello stesso termine. Perché ciò è specificatamente previsto dall’art. 58, comma 2, del D. Lgs. 546/1992 («è fatta salva la facoltà delle parti di produrre nuovi documenti») e perché è applicabile, anche nel giudizio di appello, il termine dei 20 giorni prima dell’udienza per il deposito, in forza del richiamo operato dall’art. 61 dello stesso decreto legislativo. 

Opzione IRI al test convenienza

12 Gennaio 2017

Il Sole 24 Ore – Norme e Tributi, Giorgio Gavelli, pag. 39

L’IRI sul banco di prova di imprese individuali, società di persone ed S.r.l. Se è vero che l’opzione potrà essere esercitata, per la prima volta, nella dichiarazione dei redditi relativa al 2017, il passaggio alla “logica IRI” non è privo di conseguenze sui comportamenti che è più opportuno assumere da parte del titolare o dei soci per massimizzare i vantaggi del diverso regime, per cui scegliere per tempo è certamente opportuno. Sostanzialmente, l’opportunità offerta consiste nell’assoggettare a una imposizione separata (alla stessa aliquota del 24% comune all’IRES) il reddito non prelevato, derogando alla tradizionale trasparenza (ma non a livello contributivo) e rinviando nel tempo l’applicazione dell’IRPEF progressiva. Il cumulo tra l’imposta proporzionale e quella progressiva viene evitato non attraverso il ricorso a meccanismi noti quali il credito d’imposta o l’imposizione parziale dei “dividendi”, ma rendendo deducibili i prelievi.

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