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Esenzione IVA confermata anche se mutano le condizioni iniziali. Il lungo cammino verso il soggetto passivo “certificato”

12 Luglio 2018 | ,

CGUE, sentenza 20 giugno 2018, C-108/17

Operazioni esenti IVA

Sommario

Le fattispecie in controversia | Le linee guide (generali) impartite dai Giudici comunitari | Riflessioni in ambito “domestico” e comunitarie in attesa dell’agognato soggetto passivo “certificato” |

 

Le Autorità competenti di uno Stato membro non possono esimersi dal concedere l’esenzione dall’IVA all’importazione per il sol fatto che, a seguito di un mutamento di circostanze intervenuto successivamente all’importazione, i prodotti sono stati ceduti a un soggetto passivo diverso da quello il cui numero di identificazione IVA era stato indicato nella dichiarazione d’importazione, allorché l’importatore ha comunicato tutte le informazioni relative all’identità del nuovo acquirente allo Stato UE di importazione. Ciò a patto che le condizioni sostanziali per la concessione dell’esenzione relativa alla cessione intracomunitaria successiva siano effettivamente soddisfatte. Questo quanto stabilito dalla sentenza 20 giugno 2018, C-108/17, Enteco Balti UAB, con cui la Corte di Giustizia ha fornito chiarimenti in merito al regime di esenzione IVA nell’ambito dell’immissione in libera pratica di beni destinati a essere, successivamente, oggetto di una cessione intracomunitaria (c.d. regime 42), nel caso in cui nel documento doganale sia indicato l’identificativo di un cessionario intraunionale diverso da quello effettivo.

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