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Beneficio fiscale per il terremoto in Sicilia, lecita la richiesta del lavoratore dipendente

Il beneficio fiscale accordato a seguito del sisma del 1990 in Sicilia può essere richiesto anche dal lavoratore dipendente, e non solo dal sostituto di imposta. Lo hanno affermato i giudici della Corte di Cassazione con l’ordinanza del 5 dicembre 2017 n. 29039, con la quale hanno respinto il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate. Il Fisco si era opposto all’istanza di rimborso prevista dall’art. 1, comma 665, della Legge n. 190/2014, da effettuarsi ritenute versate all’Amministrazione finanziaria dal datore di lavoro; il contribuente invocava la possibilità di un rimborso in quanto danneggiato dal sisma siciliano del 1990, che interessò le province di Catania, Ragusa e Siracusa. Secondo l’Agenzia, solo il sostituto di imposta poteva chiedere il rimborso dell’imposta.

 

Bisogna ricordare che i soggetti colpiti dal sisma del 13 e 16 dicembre 1990 – con l’esclusione dei soggetti che esercitano attività d’impresa – hanno diritto al rimborso di quanto indebitamente versato a condizione che abbiano presentato un’istanza di rimborso. Per presentare l’istanza, c’erano due anni di tempo.

 

«Il rimborso d’imposta a favore dei soggetti colpiti dal sisma siciliano del dicembre 1990 – hanno argomentato gli Ermellini – può essere richiesto non soltanto dal sostituto d’imposta che ha effettuato il versamento, ma anche dal percipiente le somme assoggettate a ritenuta nella qualità di lavoratore dipendente, ciò corrispondendo all’unitarietà del rapporto sostanziale presupposto dalla sostituzione d’imposta».

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