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I decreti correttivi della Riforma del Terzo sono migliorabili

 

Nell’audizione tenutasi il 10 luglio presso la Commissione Affari costituzionali del Senato, dopo quella della scorsa settimana alla Commissione Affari sociali della Camera, il CNDCEC ha formulato delle proposte di emendamento ai decreti correttivi alla Riforma del Terzo Settore: attenzione specifica ad amministrazione e controllo, alla rendicontazione e ad alcuni profili fiscali

 

Secondo il Consigliere nazionale delegato al no profit, Maurizio Postal, è “positivo che alcuni suggerimenti tecnici forniti dalla categoria, soprattutto in materia di amministrazione e controllo e di rendicontazione, sono stati recepiti dallo schema di decreto”. “Però "persistono alcune distorsioni eliminabili". Un coordinamento più efficace tra le norme in materia di obblighi contabili e rendicontativi della sezione civilistica con quanto richiesto ai fini tributari consentirebbe agli enti un minor sforzo amministrativo.

 

In tema di amministrazione e controllo, sono state inoltre riviste alcune disposizioni inerenti l’attività di controllo nonché il coordinamento tra attività di vigilanza svolta dall’organo di controllo e l’attività di revisione legale svolta dal soggetto incaricato. “La previsione che la revisione legale dei conti può essere effettuata da un organo collegiale in cui un solo componente è iscritto all’apposito registro risulta non compatibile con la norma europea di riferimento, gerarchicamente sovraordinata, la quale dispone che solo i soggetti abilitati possano effettuare tale attività”.

 

Ai fini tributari, i commercialisti chiedono di disporre la non imponibilità, in capo agli Enti del terzo settore non commerciali, dei proventi derivanti dalla raccolta fondi, quando questi siano integralmente destinati allo svolgimento - con modalità non commerciali - delle attività di interesse generale.

 

I commercialisti propongono infine che gli enti sportivi dilettantistici possano mantenere il regime fiscale della Legge 398/91 anche iscrivendosi al registro unico del Terzo settore. In tal modo si permetterebbe agli enti sportivi di effettuare una scelta “libera” di iscrizione al registro.

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