News

IRAP, paga il commercialista che si avvale dell’aiuto dei colleghi

Cosa succede se il professionista si affida ai propri colleghi per alcuni incarichi retribuiti, in aiuto alla sua attività? Ebbene, in questo caso paga l’IRAP. Parola della Corte di Cassazione che, con l’ordinanza depositata ieri n. 15559, ha respinto il ricorso di un commercialista al quale il Fisco aveva contestato gli introiti molto elevati e i compensi corrisposti a terzi professionisti.

 

«Invero, secondo il consolidato indirizzo di questa Corte – si legge in ordinanza – il presupposto impositivo IRAP (autonoma organizzazione) sussiste quando il contribuente: a) sia sotto qualsiasi forma il responsabile dell’organizzazione e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che ecceda la soglia di un collaboratore che esplichi mansioni meramente esecutive».

 

Anche se gli Ermellini di Piazza Cavour hanno ammesso che l’ammontare dei compensi percepiti dal contribuente è, a fini IRAP, irrilevante, così non è stato per le somme corrisposte ai colleghi: l’esistenza di plurimi e non occasionali rapporti del professionista con altri professionisti è stata considerata bastevole ad integrare il presupposto imponibile, in accoglimento delle ragioni dell’Agenzia delle Entrate.

 

Leggi dopo

Le Bussole correlate >