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IRAP, “salvo” l’ingegnere anche se ha costi e compensi troppo elevati

Niente IRAP per il professionista che presenta compensi e costi elevati, perché il valore assoluto dei compensi ed il valore assoluto dei costi non costituiscono elementi utili per desumere l’esistenza di una autonoma organizzazione. Così si è espressa la Corte di Cassazione con l'ordinanza del 5 luglio 2018 n. 17635. Con essa, i Giudici romani hanno accolto il ricorso di un ingegnere, ricordando che «in tema di IRAP, il presupposto dell’autonoma organizzazione richiesto dall’art. 2 del D.Lgs. n. 446/1997 ricorre quando il professionista responsabile dell’organizzazione si avvalga della collaborazione di altri professionisti, stante il presumibile intento di giovarsi di reciproche competenze, ovvero della sostituibilità nell’espletamento di alcune incombenze. Il contribuente, al fine di sottrarsi all’applicazione del tributo, è venuto a dimostrare di non fruire dei benefici organizzativi».

 

Nel caso in esame, non era controverso che il contribuente svolgesse la propria consulenza ingegneristica, utilizzando promiscuamente la propria abitazione, senza lavoratori dipendenti. L’Ufficio aveva giustificato la debenza fiscale assumendo che il professionista avesse percepito un elevato ammontare di compensi e sostenuto negli anni ingenti spese per gli immobili, corrispondendo compensi a terzi collaboratori, spese per prestazioni alberghiere e di rappresentanza. Tuttavia, come ricordato, il valore assoluto dei compensi ed il valore assoluto dei costi non costituiscono elementi utili per desumere l’esistenza di una autonoma organizzazione.

 

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