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IVA ordinaria per la ricerca in materia di investimenti finanziari

«Si è dell’avviso che il servizio di ricerca in materia di investimenti fornito dai negoziatori agli intermediari che svolgono il servizio di gestione individuale di portafogli, autonomamente remunerato secondo le nuove condizioni di ricevibilità del servizio di cui all’art. 13 della Direttiva 2017/593/UE, non possa continuare a fruire del regime di esenzione ai sensi dell’art. 10, comma 1, numeri 4) e 9), del D.P.R. n. 633 del 1972. Tale servizio deve essere assoggettato ad IVA con applicazione dell’aliquota ordinaria». Così si è espressa l’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione 61/E pubblicata ieri. Con essa, il Fisco ha fornito la risposta ad un quesito posto in materia di servizio di ricerca in materia di investimenti finanziari, fornito dai negoziatori agli intermediari che svolgono attività di gestione individuale di portafogli.

 

Il quesito posto all’amministrazione finanziaria riguardava il corretto trattamento fiscale, a fini IVA, del servizio di ricerca in materia di investimenti reso ai gestori individuali di portafogli, in osservanza delle recenti modifiche in tema apportate dall’Unione Europea. L’associazione istante aveva domandato se, anche dopo tali novità normative, il servizio possa continuare a beneficiare del regime di esenzione IVA. Secondo il Fisco, dunque, tale servizio deve essere assoggettato ad IVA secondo l’aliquota ordinaria: le nuove regole europee non riguardano il servizio dei negoziatori agli intermediari relativo alla gestione collettiva del risparmio; ciò significa che tale servizio può rientrare nel regime di esenzione IVA solo se separatamente indicato rispetto all’attività di negoziazione e solo se inquadrabile nell’ambito della gestione dei fondi comuni di investimento.

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