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Niente retroattività, il profitto del reato tributario è comunque confiscabile

 

Ok al sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, in quanto la modifica dell'art. 322-ter del c.p. non è retroattiva. È quanto disposto dalla Corte di Cassazione con la sentenza dell’8 marzo 2018 n. 10598. I giudici hanno respinto il ricorso di un uomo, indagato per reati societari e tributari in concorso con il coniuge. Nel ricorso, l’uomo invocava la confiscabilità per equivalente limitata al solo prezzo del reato per delitti fiscali commessi prima della modifica del comma 1 dell’art. 322-ter del c.p.: sosteneva infatti il ricorrente che, nell’applicazione della legge penale in relazione all’art. 5 del D.Lgs. 74/2000, andava evidenziato che il sequestro per equivalente ex. art. 322-ter del c.p. non poteva avvenire per tutela al contribuente.

 

Tuttavia, l’applicazione retroattiva di tale articolo è parsa insostenibile ai giudici di legittimità che, sposando quando disposto dal Tribunale del Riesame, hanno respinto il ricorso.

 

La VI Sezione penale ha osservato che «per i reati previsti dall’art. 1, c. 143, L. n. 244/2007 – oggi sostituito dall’art. 12-bis del D.Lgs. n. 74/2000 – trova(va) applicazione l’intero art. 322-ter del c.p. con riferimento al profitto dei reati stessi, il solo ipotizzabile attesa la natura di tali illeciti, a partire dal 1° gennaio 2008 e dalla corrispondente annualità d’imposta, atteso il carattere eminentemente sanzionatorio e quindi di applicazione non retroattiva attribuito dalla giurisprudenza a tale nuovo tipo di confisca».

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