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Omesso versamento IVA, l’imprenditore deve dimostrare che la crisi aziendale non è a lui imputabile

L’imprenditore accusato di omesso versamento IVA e che si giustifica asserendo che l’azienda è stata colpita da una forte crisi, deve fornire tutte le prove che mostrano che la crisi è stata indipendente dalla sua volontà e che non è stato possibile reperire le somme necessarie, anche utilizzando il proprio patrimonio personale. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con la sentenza del 20 febbraio 2018 n. 8042, respingendo il ricorso di un legale rappresentante di una S.r.l.

 

«In tema di omesso versamento dell’imposta sul valore aggiunto, l’inadempimento dell’obbligazione tributaria può essere attribuito a forza maggiore solo quando derivi da fatti non imputabili all’imprenditore che non abbia potuto tempestivamente porvi rimedio per cause indipendenti dalla sua volontà e che sfuggono al suo dominio finalistico», hanno spiegato i Giudici. Devono comunque essere assolti i previsti obblighi di allegazione dei documenti che comprovano la non imputabilità al contribuente della crisi economica che avrebbe improvvisamente investito l’azienda, specificando che la circostanza non poteva essere fronteggiata altrimenti. «In altri termini, occorre cioè la prova che non sia stato possibile per il contribuente reperire le risorse economiche e finanziarie necessarie a consentirgli il corretto e puntuale adempimento delle obbligazioni tributarie, pur avendo posto in essere tutte le possibili azioni, anche sfavorevoli per il suo patrimonio personale, dirette a consentirgli di recuperare, in presenza di un’improvvisa crisi di liquidità, quelle somme necessarie ad assolvere il debito erariale, senza esservi riuscito per cause indipendenti dalla sua volontà e ad egli non imputabili».

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