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PIR, nuova analisi dei Commercialisti

 

Un ulteriore allargamento delle asset class che potenzialmente sono individuabili come investimenti qualificati, al fine di avvicinare sempre più i PIR alle esperienze internazionali, anche in relazione a strumenti maggiormente innovativi.

 

È questa l’evoluzione futura dei piani individuali di risparmio (PIR) prevista da Roberto De Luca e Nicola Lucido nel Documento “I piani individuali di risparmio: quadro normativo e aspetti operativi” pubblicato ieri dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti. Secondo i due professionisti, “un intervento in tale direzione amplierebbe le possibilità di impiego per la rilevante liquidità a disposizione degli investitori”.

 

Il nuovo documento inquadra sia gli aspetti operativi che quelli più strettamente connessi alle agevolazioni fiscali introdotte dal legislatore con Legge di Bilancio 2017 (L. n. 232/2016) - con l’intento di immettere flussi finanziari nell’economia reale e nel tessuto produttivo italiano, orientando il risparmio delle famiglie, attualmente maggiormente concentrato sulla liquidità, nonché veicolando risorse a sostegno delle piccole e medie imprese - e rafforzate con la Legge di Bilancio 2018 (per lo meno in termini di strumenti finanziari su cui è possibile investire). Come noto, la principale agevolazione accordata ai PIR, che rispettano i requisiti prescritti dalla legge, riguarda l’introduzione di un regime di non imponibilità dei redditi di capitale e dei redditi diversi di natura finanziaria derivanti dagli investimenti effettuati in un piano di risparmio a lungo termine. Tale agevolazione si estrinseca in un regime di esenzione dalle imposte sostitutive e dalle ritenute generalmente applicate sui redditi in questione, con esclusione dei proventi di natura finanziaria derivanti da partecipazioni qualificate.

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