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Sì all’accertamento analitico-induttivo per mancata emissione di scontrini

Nell’accertamento del reddito di impresa, anche in presenza di scritture formalmente corrette, se c’è il sospetto che la contabilità possa essere in qualche modo complessivamente inattendibile il Fisco può ricorrere all’accertamento secondo il metodo analitico-induttivo. Lo hanno ricordato i giudici della Corte di Cassazione con la recente ordinanza depositata il 12 luglio 2018 n. 18385. Con essa, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso di una Srl contro l’Agenzia delle Entrate.

 

Al centro del contenzioso, la rideterminazione del reddito della società operato dal Fisco e confermato dalla Commissione Tributaria Regionale con un accertamento fondato sulle risultanze di una verifica fiscale disposta per mancata emissione di scontrini fiscali.

 

La Corte romana ha respinto i motivi di ricorso addotti dalla società, osservando che «nell’accertamento delle imposte dirette, l’art. 39  del D.P.R. 29 settembre 1973 n. 600 consente la rideterminazione dei ricavi e, quindi, dei redditi su base induttiva, facendo ricorso a presunzioni semplici di cui agli artt. 2727 e 2729 c.c., pur in presenza di scritture contabili formalmente corrette, quando la contabilità possa essere considerata complessivamente ed essenzialmente inattendibile». Il ricorso a tale tipo di accertamento può essere possibile sulla base di elementi che possono essere determinati calcolando la media aritmetica e quella ponderata dei ricarichi sulle vendite.

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